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Sui prodotti vulcanici pleistocenici sorge la celebre Civita di Bagnoregio, che appare quasi come un’isola di tufo rosso nel mare delle bianche argille. Il tufo su cui Civita è stata costruita poggia su questi strati di argilla, che nel tempo tendono a
scivolare verso il basso, provocando così il crollo delle sezioni di roccia. Lo scrittore Bonaventura Tecchi la denominò “la Città che muore” per via appunto della sua collocazione e del suo triste destino: la montagna su
cui sorge è vittima di una costante erosione.
Il borgo è situato al confine fra Lazio e Umbria, a 462 metri sul livello del mare.
Arroccata in cima ad una roccia vulcanica di tufo, quella che resta non è altro che un frammento della città originaria. Devastata dal terremoto nel 1349, 1695 e 1764, è in costante erosione e rischia di sparire dentro alla valle dei calanchi, la
stessa valle che ha inghiottito chiese, monasteri e case nel corso degli anni.
La strada che anticamente la collegava a Bagnoregio ora si ferma improvvisamente
sul bordo di una ripido dirupo e da qui è raggiungibile solo a piedi, attraverso un ponte sospeso sulla profonda gola. E
nei tempi indietro era anche peggiore: fino al 1965 si poteva raggiungere solo
a dorso d’asino. La salita è faticosa, ma viene ricompensata dalla splendida vista.
Civita fu nel medioevo un fiorente centro commerciale e religioso, ma oggi ha
solo 15 residenti permanenti, soprattutto anziani, che non hanno altro posto o
alcuna ragione per andar via. Vi sono inoltre alcuni negozi e un solo
ristorante. Quello che colpisce di più è il silenzio. A Civita il silenzio è davvero palpabile. E’ un vero piacere sedere in piazza, vicino al piccolo bar, sorseggiando un
bicchiere di vino bianco fresco e godere la tranquillità del posto, in un’atmosfera del passato che sembra rispecchiare la filosofia del dolce far niente.
Entrare a Civita è come camminare in una città fantasma. Si arriva attraversando la Porta Santa Maria, un grande arco gotico
di pietra con una finestra. Diverse sculture medievali sono inglobate nell’arco e sulle pareti della porta, tra tutte una coppia di leoni che afferrano le
teste di 2 uomini. Più avanti, la strada di Santa Maria, in pietra grezza, si allarga sulla piazza
principale, il centro della città, dove si può ammirare la chiesa romanica di San Donato che conserva un bellissimo Crocifisso
ligneo attribuito alla scuola di Donatello e un affresco di un allievo del
Perugino.
Camminando poi attraverso i vicoli, si incontrano diversi tipi di costruzioni. I palazzi del Rinascimento
Colesanti; Bocca e Alemanni, si distinguono nelle strade strette caratterizzate
da basse case con balconi e scale esterne, elementi tipici dell’architettura medievale. La maggior parte degli edifici sono residenze private,
esteriormente immutate fin dal Medioevo, ma ben curate, alcune con giardino
privato.
Molte abitazioni, anche se ben conservate, sono vuote. Alcune sono case per
vacanza, di proprietà di forestieri che vengono qui per trovare un po’ di pace dopo una settimana frenetica di lavoro.
In lontananza, se ci si affaccia da qualche punto della rocca, si può vedere la Valle del Tevere e l’Appennino con le sue montagne all’orizzonte.
Eventi:
• Pasqua, il Venerdì Santo: rievocazione storica della Passione. Suggestiva processione in costume con il
trasporto della crocifisso drl 14mo secolo, dal Duomo di Civita alla Cattedrale
di Bagnoregio. La città è illuminato da fiaccole e candele dei fedeli.
• 1 maggio: a piedi attraverso i calanchi; il Palio della Tonna, corsa di asini, due volte l’anno, la prima domenica di giugno e la seconda domenica di settembre. Si svolge
nella piazza principale di Civita di Bagnoregio.
• Periodo di Natale: presepe vivente con ambienti a grandezza naturale.
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PERCHE’ CIVITA VIENE DETTA
“LA CITTA’ CHE MUORE”
Dall’analisi degli antichi Archivi sono stati ricostruiti i diversi momenti storici
in cui si sono verificati eventi di crollo che hanno determinato la progressiva
riduzione dell’altura su cui essa sorge, assai distruttivi: nel 1450, 1466-1469, 1554, 1562,
1661, 1695, 1764, 1769, 1810 e 1888. Evento determinante è stato il distruttivo terremoto del 1738.
Il suggestivo borgo medievale, noto in tutto il mondo come “la città che muore” per il progressivo crollo delle pareti perimetrali ed il conseguente abbandono da parte della popolazione nel corso degli ultimi secoli, è raggiungibile attraverso un lungo ponte in cemento armato. E’ questa l’ultima soluzione adottata per accedere al caratteristico paese: dal 1854 ad oggi il punto in cui passa la strada si è progressivamente approfondito di circa 25 metri. Uno studio condotto sulla velocità di arretramento dei bordi dei calanchi ha rilevato un’erosione media di circa 7 centimetri/anno. |
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